Testimoni:
L122 f. 249r-v:
sonetto fecie;
R103 f. 70r:
Soneto dantonio puci
Bibliografia: Ferri, Pucci, p. 200.
Schema metrico: ABBA ABBA CDC DCD dEE
Non si rinvengono tratti palesemente congiuntivi tra i due testimoni di questo sonetto attribuito da R103 a Antonio Pucci (L122 porta la rubrica sospesa
Sonetto fecie), che prende di mira gli scrocconi impuniti nel malcostume generale. Il testo è pubblicato, come il
239 anch’esso attribuito al Pucci in R103, da Ferruccio Ferri (F). Tra i due manoscritti risulta più corretto L122, che pertanto seguo come testo di riferimento anche per la veste formale. Sono irrimediabilmente ipometri R103 5-6
se v’e lì chose ch’a lor piacia | vadi là dove se ne venda, contro L122 che tiene la misura (
Sedeva chosa che di quel li piacca | vada là dove e si sene venda), magari anche a prezzo di qualche possibile zeppa (penso soprattutto al sospetto ridondante
e’ si se ne venda). Al v. 13 si trova forse un indizio di monogenesi nelle lezioni parimenti ipometre di R103
non aspetti d’esser chondanatto, L122
non si aspetti d’esser condennato: tra le due soluzioni diversamente insostenibili di una scansione dialefica di
siˇaspetti e dell’integrazione della vocale finale in
esser[
e] con conseguente accento di 5
a, dal momento che è opportuno intervenire è preferibile leggere
non si [
n’]
aspetti, come al v. 6
si se ne venda. Al v. 10 sciogliamo
tôrre alla cella le scrizioni di L122
allacella e R103
alaciela (F
torre all’ascella, intendendo forse ‘mettere sotto braccio’, ma non si giustifica la lezione dei mss. con l’affricata palatale sorda al posto della sibilante palatale); è adiafora invece la lezione al v. 11 L122
non è, R103 F
no v’è. Il senso delle terzine nel loro complesso tuttavia è dubbio: si può intendere ‘colui che è invitato, e a maggior ragione colui che non lo è stato (nonché senza invitar), dovrebbe astenersi (rifiutar) dal prendere dalla dispensa (dell’ospite) quello che non è stato preparato per lui. Ma se pure qualcuno per diletto riesce a sgraffignare qualcosa, non si aspetti (visti i tempi tristi) di essere punito il mezzo quarto o la metadella’ (unità di misura utilizzata soprattutto per i liquidi equivalente a mezzo boccale. Secondo tale interpretazione si può conservare la lezione di L122 al v. 14 «d’esser condannato /
il mezzo quarto over la metadella», rispetto a quella più interpretativa di R103
«nel mezo quartto...». Infine stiamo ancora con L122 al v. 16
«Tristo costume», che potrebbere esser anticipazione di 18 che tristo faccia..., R103 «chatiuo chostume», ma non si può escludere una ripetizione voluta: ‘tristi sono i tempi, e (ancor più) tristi coloro che praticano quest’arte’. Per il resto si possono correggere e soprattutto restaurare alcune lezioni cambiate dal Ferri: oltre al v. 5 (F
Se v’è lì cosa ched a loro piaccia), per cui vedi sopra, al v. 2 «quando
à molti a sciolvere o merenda», nel senso di ‘quando vi sono molti a colazione (cfr. TLIO
asciolvere; nel corpus si trova anche un esempio pulciano:
Centiloquio LXXXIV, terzina 54 «mancando loro desinare, e sciolvere, | da’ vicin fur soccorsi per certanza | di farina, e di pan») o a merenda’ (F
quando son molti); 4
e l’altro e l’altro, ‘e un altro e un altro ancora segua le sue orme’, ossia ‘faccia come quell’alcun che prende cose’ (F
e l’altro all’altro).